San Costanzo

Il Santuario di Conche in Val Trompia

Il Santuario di Conche in Val Trompia – Per raggiungere il santuario della Madonna della Misericordia di Conche (posto a 1093 metri), esiste un sentiero, indicato da apposito segnale, che parte a pochi passi di distanza dal santuario Madonna delle Fontane.

In alternativa, lo si può raggiungere dal comune di Lumezzane. Abbandonata la strada principale, dopo aver seguito l’indicazione che conduce alla zona industriale, si noterà una serie di cartelli che, lungo una ripida strada asfaltata, condurranno sui monti.

Si troverà un parcheggio nella cosiddetta località Cocca (830 metri s.l.m.), riconoscibile grazie a dei grandi prati ed un laghetto. Da lì, basterà seguire il sentiero 374 con indicata la meta di Conche.

L’edificio sorge in una grande conca della montagna, circondato poi dai boschi; dai bordi della cavità, ecco mostrarsi uno splendido panorama, dal quale si possono subito notare il monte S. Giorgio con l’omonimo eremo ed il Doppo.

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È un luogo molto frequentato dagli abitanti di Nave, Lumezzane e Caino, molto gradito per la bellezza del luogo e per le strutture ben attrezzate per gli escursionisti. Salendo sulla vetta di Conche, raggiungendo una croce, il panorama diventerà ancora più interessante, si noteranno infatti non solo i paesi ed i monti vicini, ma anche il lago di Garda, la valle Trompia e Brescia.

La fondazione del santuario viene attribuita a S. Costanzo; la tradizione narra che egli fu guidato da una colomba sul monte Conche. Lì fondò una chiesa dedicata alla Madre della Misericordia e visse in preghiera e compiendo miracoli. Il santo eremita viene identificato con Costanzo, vissuto a Niardo in Vallecamonica (dove il culto è particolarmente sentito) tra la seconda metà del XI e la prima metà del XII secolo.

La chiesa fu consacrata dal vescovo Arimanno tra il 1110 ed il 1116. S. Costanzo vi aggiunse un cenobio (X), nel quale trovarono rifugio pie donne, al cui servizio si pose l’eremita.

Nel giugno del 1481 venne scoperta la tomba del santo e lo stesso anno il Consiglio cittadino deliberò il trasferimento delle preziose reliquie a Brescia, suscitando forti opposizioni da parte degli abitanti di Nave e dintorni.

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Il cenobio bresciano continuò a godere ed amministrare Conche fino a quando, soppresso il monastero e spogliato d’ogni bene dal governo bresciano, nel dicembre del 1798 il complesso passò a dei privati.
L’urna col corpo di S. Costanzo, nel 1805, con immensa gioia degli abitanti, fu finalmente collocata nella parrocchiale di Nave, la cui fabbriceria (ente che provvede alla conservazione e mantenimento dei beni dei luoghi sacri) nel 1837 acquistò l’eremo sulla montagna.

A causa di leggi in vigore 1867, Conche passò nuovamente in mano ai privati. Provvidenziale fu l’acquisto da parte del fabbriciere di Nave Gian Battista Zani che, nel 187, ne diventò proprietario fiduciario; egli volle donare al Comune questo “monumento di antichità civile e religiosa”.

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Il Governo frappose difficoltà al Comune circa la proposta donazione del monte Conche con i terreni e boschi circostanti, ma il 27 maggio 1877 venne assecondato “il desiderio generale della popolazione”. Finalmente il 30 dicembre 1880, con sindaco di Nave Giuseppe Fiori, il Comune ne entrò in possesso e ne affidò l’amministrazione alla fabbriceria di Nave.

Nel 1898 fu istituita la “festa dei molète” di Lumezzane per implorare alla Madonna della Misericordia “particolari favori contro i gravi molteplici pericoli” degli operai che lavoravano alle mole. Venne fondata anche la Pia Confraternita di Conche, tuttora fiorente.

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Significativi restauri furono realizzati nel 1958 con abbellimenti da parte di Vittorio Trainini; più radicali gli interventi compiuti dal novembre 1978 all’estate del 1979, da Beppe Dossi.

Nel 1963 fu inaugurato il monumento dell’alpino dello scultore Giuseppe Rivadossi e vent’anni dopo vennero collocate sul pendio della montagna quattordici croci di una singolare Via Crucis sempre di Rivadossi, dominata da un Crocifisso ligneo che l’artista dedicò alla memoria del fratello Francesco.

Il complesso edilizio di Conche conserva i caratteri tipici dell’architettura romanica, dalle murature massicce, dai volumi essenziali e dall’imponente torre campanaria con archi a pieno centro a conci regolari di pietra squadrata. Si compone di tre distinti fabbricati, un edificio rurale (forse una stalla con l’abitazione dei mandriani), la chiesa e l’antico monastero, in cui risiedettero gli Umiliati nel XIII secolo e in seguito le monache di S. Caterina.

L’interno della chiesa, probabilmente ampliato tra i secoli XIII e XV, si compone di due navate asimmetriche, divise da un pilastro che conserva l’affresco quattrocentesco di una Madonna col Bambino; dal pilastro partono quattro archi, tre a tutto sesto e uno a sesto acuto.

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L’edificio doveva essere originariamente ad un’unica navata e probabilmente solo in un secondo tempo venne aggiunta una seconda navatella, dal tetto impostato ad un livello più basso, con spiovente molto accentuato.

La navata maggiore termina in un presbiterio rialzato di quattro gradini, dove è conservata in una preziosa soasa lignea dorata (con una statua del Redentore) una tela del 1938, raffigurante la Beata Vergine, gli Angeli e i Santi Costanzo e Giorgio.

Vent’anni dopo il pittore Vittorio Trainini realizzò gli affreschi della navata e ridipinse il Crocifisso che sovrasta la tomba del santo fondatore. Alla sinistra dell’ingresso si trova il sacello (poi divenuto ossario delle monache) sorto, secondo l tradizione, sopra la grotta dov’era vissuto S. Costanzo.

Interessante è la serie degli ex voto, segni della religiosità popolare, tra i quali due tavolette del 1758 e 1769, una tela della fine del secolo XVIII e altri quadretti del 1842, 1847 e 1878.
Resta in venerazione la tomba di s. Costanzo, sovrastata da un Crocifisso ligneo antico, ritoccato Trainini intorno al 1959.

Testo e Fotografie tratti dalla tesi di Francesca Emer: ” LA VALORIZZAZIONE DELL’ALTA VALLE DEL GARZA, DELLA VALLE DEL VRENDA E DELL’ALTOPIANO DI CARIADEGHE – Reportage fotografico tra marketing territoriale e sapori della natura”.

Francesca Emer possiede un interessante sito internet e una meravigliosa pagina Facebook. Vi consigliamo di visitarle.